Categorie
journal

Link building e altre tecniche per ordinare una biblioteca

Cos’è la SEO

La SEO, letteralmente Ottimizzazione per i Motori di Ricerca, è la ragione per cui nell’ultimo decennio non ti è più capitato di vedere una pagina web che ripete più di quindici volte la stessa parola, per quanto sia rilevante. Come dice il nome, fare SEO significa venire incontro ai motori di ricerca (e non sono a Google!) nella loro indicizzazione dei contenuti del web. Questa attività viene svolta da bot che si chiamano genericamente spider o crawler.

Googlebot è lo spider a cui facciamo più spesso riferimento quando ci dedichiamo all’ottimizzazione del nostro sito e dei nostri testi. La peculiarità di questo bot è che nasce e si diffonde molto presto nella storia del web. Anzi, in un certo senso, potremmo dire che nasce prima della rete; l’idea alla base di Google viene da fuori.

Ordinare la biblioteca di Babele…

L’universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali…

Questo è l’incipit del racconto di Jorge Luis Borges La biblioteca di Babele (in Finzioni, Adelphi). La ragione per cui lo riporto e che, in quanto ad ambizione, mi sembra che questa pagina comunichi direttamente con un’altra assai diversa e assai distante: la pagina del progetto messo in piedi nei primi anni Novanta da Sergey Brin e Larry Page, quello che in seguito sarebbe diventato Google. Nel 1996, infatti, Brin e Page lavoravano insieme a una ricerca supportata dallo Stanford Digital Library Technologies Project.

Il loro obiettivo era creare una versione digitale delle biblioteche e la loro grande visione era quella di un mondo futuro con vaste raccolte di libri digitalizzati, dove le persone avrebbero utilizzato un software per indicizzare i contenuti dei libri e analizzare le relazioni tra di essi, determinando la pertinenza e l’utilità di un dato libro tramite il numero e la qualità delle citazioni presenti in altri libri.

Questo si potrebbe definire a tutti gli effetti come lo spirito della SEO 1.0. Prosegue:

Il sistema di indicizzazione che finirono per sviluppare prese il nome di BackRub, e fu questa svolta moderna rispetto all’analisi tradizionale basata sulle citazioni che ispirò gli algoritmi PageRank di Google, ossia la tecnologia di ricerca che sta alla base di Google e della sua unicità.

… costruendo collegamenti

In gergo si chiama Link building, ed è la prima in ordine di apparizione tra le tecniche che utilizziamo ancora oggi quando lavoriamo alla SEO. Il presupposto è abbastanza semplice: una pagina o un sito web sono tanto più autorevoli quanti più testi li citano, e tanto più questi altri testi saranno autorevoli. Il meccanismo della citazione, che in un testo specialistico si tradurrebbe probabilmente in una nota bibliografica, sul web si traduce in un link. Pertanto fare link building significa impegnarsi affinché il nostro sito venga linkato da un certo numero di altri siti il più autorevoli possibile.

Per diversi anni, la quantità di link è stata più rilevante della provenienza (dando adito a scambi e altri traffici). Col progredire della tecnologia dello spider, invece, ci troviamo oggi in una situazione molto diversa. L’Authority del sito, della pagina o dell’articolo, ha acquistato complessità e viene calcolata tenendo in considerazione altri fattori oltre ai link. Ecco un esempio:

link building esempio seozoom.it
Da SeoZoom.it

Nel momento in cui ho fatto questo screen, se avessi digitato su Google (in italiano) la keyword “joe biden”, questi sarebbero stati i primi quattro risultati ad apparire. Il primo è naturalmente Wikipedia, a seguire tre giornali nazionali. Come hai notato, il numero di backlink che rimandano al secondo articolo è inferiore a quello del terzo e perciò, a rigor di logica, dovrebbero presentarsi in ordine inverso. E invece, come ho detto, molti parametri entrano in gioco quando si tratta di stabilire un ordine gerarchico all’interno della nostra biblioteca di Babele.

Tre modi per gettare l’ancora

Sempre parlando di link building, c’è un aspetto che probabilmente non hai preso in considerazione mentre scrivevi i contenuti per il tuo sito web. D’accordo, ci servono sia i link in entrata, che quelli in uscita – ma che cosa dicono questi link? Ossia: quali sono esattamente gli elementi su cui i tuoi utenti dovranno cliccare per seguire il link?

Parole parole parole

La gran parte dei link all’interno di un testo scritto partono da una parola o da una frase. In linguaggio HTML (la lingua che parla il tuo browser) scriverai qualcosa del tipo:

<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_IV_di_Francia>
Filippo IV di Francia</a>

La stringa “Filippo IV di Francia” si chiama ancora, o anchor text. I motori di ricerca utilizzano l’ancora per comprendere l’argomento della pagina linkata, perciò è piuttosto importante che essa sia almeno parzialmente aderente al contenuto e/o alla parola chiave della pagina a cui rimanda il link. Nel linkare alla pagina di Wikipedia su Filippo il Bello, ad esempio, sarà buona prassi scrivere in anchor text qualcosa come “Filippo il Bello”, “re Filippo IV” o perlomeno “il re di Francia”.

Ma poiché, come spiegherò più avanti, i motori di ricerca sono abbastanza sviluppati da riuscire a identificare sinonimi e campi semantici delle parole, spesso sarà sufficiente utilizzare come ancora una parola che solo per significato e ambito di utilizzo rimanda alla parola chiave della pagina.

Un diverso approccio è quello delle “call to action”, ossia le frasi-ancora che introducono esplicitamente l’intertestualità, ad esempio “questo articolo” e “clicca qui”. Qualcosa del genere si trova di solito sui pulsanti, ma può anche essere inserito all’interno del testo, con un buon risultato in termini di leggibilità, soprattutto se utilizziamo un linguaggio informale.

In tutti gli latri casi, una linea guida da tenere a mente per scegliere l’anchor text potrebbe essere quella di restare aderenti all’argomento della pagina linkata, pur introducendo delle variazioni.

Nomi

Non sono sempre parole? Sì, infatti. Ma in questo caso, a differenza degli altri, è bene non girarci attorno. Quando chiamiamo per nome qualcuno (o qualcosa), linkare direttamente alla sua landing-page può essere estremamente utile. Questo è il modo che Google utilizza per discernere tra il sito ufficiale di un brand e un sito spam.

Immagini

Ecco invece quello che succede quando il nostro link parte da un’immagine:

<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_IV_di_Francia>
<img src="img_l.jpg" alt="Filippo il Bello" /></a>

In questo caso l’anchor text è contenuto all’interno dell’immagine, ed è quello che nella lingua del nostro browser si chiama “alt” (ossia “testo alternativo”). Le regole per scegliere l’ancora sono pressappoco le stesse, ma è utile tenere a mente che quello stesso valore di “alt” è anche quello che ti permetterà di trovare la tua immagine indicizzata in Google Ricerca Immagini. In generare il testo “alt” è uno degli elementi che ti ossessioneranno una volta che avrai cominciato a dedicarti al link building e all’ottimizzazione SEO.


Come ho detto, i meccanismi dello spider sono diventati sempre più complessi con il passare del tempo, e ci sono molti altri aspetti oltre ai link che entrano in gioco nel definire il posizionamento del tuo sito. Nel prossimo articolo proverò a spiegarti meglio come funziona l’Authority. Spero che questo resoconto ti sia stato utile, se desideri saperne di più sulla SEO, non esitare a contattarmi.

Di Stefano Zuliani

Vivo a Torino. Mi occupo di web, storytelling e comunicazione digitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *