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Nessunə è tenutə a rimanere la persona che è nata

Il romanzo Le transizioni di Pajtim Statovci apre a una narrazione trans* del tutto diversa, che ci parla di viaggio continuo e di autoaffermazione.


14/04/2021

Posso scegliere cosa sono, posso scegliere il mio sesso, la mia nazionalità e il mio nome, il luogo di nascita, semplicemente aprendo la bocca. Nessuno è tenuto a rimanere la persona che è nata, possiamo ricomporci come un nuovo puzzle.

L’accento va sulla parola scegliere. Bujar, protagonista de Le transizioni di Pajtim Statovci, insiste sul concetto di scelta, di riguadagnare la propria libertà non come libertà di vivere (o sopravvivere) ma come libertà di scegliere e autodeterminarsi. Non è il voler semplicemente essere quello che si è, ma il voler diventare altro: la transizione e la migrazione come scelta. Di questo abbiamo bisogno.

Il libro

[Bujar] ha ventidue anni, è nato a Tirana, e nel 1991 ha deciso di intraprendere un viaggio insieme al suo migliore amico per attraversare l’Adriatico e raggiungere le coste italiane. Quello che i due ragazzi non sanno è che l’Europa nutre un profondo disprezzo per le persone albanesi, un disprezzo che cozza con quell’antico orgoglio nazionale che Bujar aveva appreso dai miti della sua famiglia.

Quando arriva in Italia, per prima cosa Bujar brucia le navi in porto, abbandona ogni legame con il passato, perfino i ricordi. Ma scopre presto che questo nuovo vecchio-mondo ha poco da offrire a quellȝ come lui. Prevale l’amarezza, e ricomincia il viaggio.

Berlino, Madrid, New York, Helsinki — dove Bujar può di volta in volta ricominciare la sua vita da zero, reinventarsi come uno studente italiano, una ragazza spagnola o una giovane in fuga dalla guerra in Bosnia. A ogni tappa conosce persone e coltiva interessi. Riracconta sé stesso, prendendo a prestito le vite degli altri e facendole proprie, diventa protagonista delle loro storie, le incarna e le vive sulla sua pelle come un attore stanislavskiano.

Il ballo dei generi

Come si può immaginare, l’esperienza transgender di Bujar ha radici molto diverse dalla maggior parte della narrazione [trans*] occidentale. Non ha nulla a che spartire con lȝ cosiddettȝ “natȝ nel corpo sbagliato”, ma rientra invece in una più ampia sperimentazione di definizione di sé. L’esperienza trans* non è un accidente di natura biologica o psichica o magica, ma è parte di un percorso di autoconoscenza che mette da parte la schematica delle identità precostituite a favore di un lavoro creativo autenticamente queer.

Quello che Bujar mette sul tavolo non è la legittimità dell’identificazione con un genere diverso da quello assegnato alla nascita, ma la possibilità di una identificazione multipla, non-binaria per definizione, in quanto radicalmente instabile e difficilmente conciliabile con i vincoli socioculturali e legali del nostro mondo.

Chi ha detto che scegliere qualcosa è rinunciare al resto?


28/12/2022

Note

[Bujar]: Per Bujar la traduzione italiana a cura di Nicola Rainò usa pronomi maschili. Ci sono diversi motivi per cui preferirei usare il neutro, a partire dal fatto che la grammatica svedese non prevede flessioni di genere, ma è possibile che la scelta sia stata discussa con l’autore, perciò mi attengo al maschile.

[trans*]: Uso trans* con l’asterisco per tenere idealmente presente la moltitudine di possibili esperienze riconducibili alla parola trans e transgender.

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