Introduzione:
L'invenzione di Ronnie Pinn

Da una ventina d’anni a questa parte si è assistito a un potente rivolgimento sociale, paragonabile ad altri snodi fondamentali nella storia dell’Occidente. In precedenti contesti storici, uno fra tutti la Francia rivoluzionaria di fine Settecento, il cambiamento era caratterizzato dall’emergere di ideali che prendevano corpo in movimenti politici con l’obiettivo preciso di modificare la realtà. L’epoca in cui viviamo, al contrario, non è permeata da un pensiero rivoluzionario che lotta per emergere, ma da una rivoluzione capillare e inconsapevole a livello delle consuetudini di vita di milioni di persone.

Chi più chi meno, siamo tutti immersi in una rete che si estende ben oltre le nostre relazioni sociali, una rete alla quale abbiamo accesso libero in qualunque momento attraverso i nostri smartphone e altre tecnologie digitali, una rete sulla quale possiamo intervenire e che al tempo stesso ha il potere di intervenire su di noi imprimendo una direzione nuova a quello che facciamo, ai valori in cui ci riconosciamo, ai prodotti che acquistiamo, al nostro voto – può cioè intervenire su chi siamo.

Dunque oggi, nel chiederci chi siamo, non possiamo fare a meno di chiederci in che modo e attraverso quali meccanismi il Sé si sta riconfigurando per far fronte alla presenza invasiva della rete nella vita quotidiana. Dal punto di vista comunicativo, è utile capire quali sono le modalità espressive che la rete promuove e come ognuno sia portato ad agire per adattarvisi.

Per farsi un’idea di questa realtà è utile partire da una storia: L'invenzione di Ronnie Pinn è raccolta in "La vita segreta. Tre storie vere dell'era digitale" di Andrew O'Hagan (tr. it. a cura di S. D’Onofrio, Adelphi, Milano, 2017, pp. 93-120).