Il Web 2.0

Il “Web 2.0” o “Web sociale” prevede una navigazione più veloce, che si serve spesso di applicazioni specifiche per adattarsi meglio all’interazione con piccoli dispositivi come smartphone e tablet. Chiama in causa un diverso tipo di ipertestualità, che non si sviluppa più in modo orizzontale e omogeneo attraverso i siti del World Wide Web, ma tendenzialmente si irradia da un centro, una piattaforma che funziona da raccoglitore per le informazioni e le notizie della rete (come Facebook e Twitter, ma anche Pocket, Flipboard, Google+ e altre), e dà agli utenti la possibilità di mettere in circolazione le notizie aggiungendo la propria opinione in merito. La grande rivoluzione del Web 2.0 è infatti il ruolo dell’utente.

La persona che si trova oltre lo schermo non si limita a consultare i contenuti online, ma a sua volta si impegna per crearli e diffonderli (i cosiddetti UGC, User-Generated Contents), assumendo così un doppio ruolo nel funzionamento della rete. Colui che legge, o fruisce online, ha il diritto di lasciare un feedback e spesso è incoraggiato a farlo dalle stesse piattaforme che lo ospitano, che si servono di un miglioramento a livello tecnologico per mettere insieme le dimensioni espressive, comunicative e comunitarie degli utenti.

Per questa ragione nasce nel Web 2.0 il dibattito contemporaneo sull’alfabetizzazione digitale, cioè sulla necessità di una doppia componente: da un lato la fiducia che diamo agli autori e alle le fonti di un contenuto online, e dall’altro la responsabilità che noi stessi abbiamo di ciò che scriviamo, postiamo o mettiamo in circolazione. Questo sistema di integrazione continua dell’opera di molti utenti dà vita naturalmente a una mole enorme di notizie entro cui ognuno deve districarsi con l’aiuto, come vedremo, di algoritmi che indirizzano l’utente verso i contenuti di suo gradimento.

L’urgenza di formare una consapevolezza nei confronti della fiducia e della responsabilità che il Web 2.0 richiede è data dal fatto che l’apparato di produzione delle notizie fatto di media tradizionali non è riuscito per la maggior parte a ritagliarsi un posto di rilievo nella nuova economia dell’informazione veloce.

Il “posumismo”, come è stato definito il comportamento caratteristico del Web 2.0 di fruizione e insieme produzione dei contenuti, è animato da un ideale fondamentale della rete, ossia la condivisione, la partecipazione, un’idea che risalirebbe addirittura alle origini del World Wide Web e al progetto dei suoi creatori Tim Berners-Lee e Robert Cailliau. Esso si inserisce nel discorso di Castells sulla network society, la cui principale risorsa è appunto l’informazione, ma non sempre gli utenti mostrano di avere consapevolezza del processo cui stanno prendendo parte nel condividere pensieri, esperienze o informazioni sulla loro vita.