Raccontarsi sui social network
La modalità espressiva promossa dalla rete, e in particolare dai social media, è anch’essa narrativa, adatta a esprimere consciamente o inconsciamente la massima parte di sé.
L'emergere di ciò che Castells ha definito “auto comunicazione di massa” si riferisce a un sistema globale di interazione in rete – un sistema all'interno del quale piattaforme come Facebook, LinkedIn e Twitter offrono strumenti atti a stimolare le presentazioni online della propria identità. Tuttavia tali presentazioni non hanno sempre seguìto uno sviluppo narrativo: per il primo decennio del XXI secolo, a dominare i media interattivi è stato un modello di presentazione di sé non narrativo, che si rifaceva alla struttura primaria dell’iperteso tipica del web 1.0. Il successivo passaggio dalle “pagine” e “siti” web ai social network e alle piattaforme sempre più diffuse e accentratrici, tipiche del web 2.0, ha portato alla luce l’organizzazione dei database come nuova logica di ordine delle informazioni. Questo sistema ha dalla sua una grande regolarità nell’archiviazione dei dati e dunque una grande facilità ad accedere alle informazioni, ordinarle, suddividerle e compiere tutta quella serie di operazioni che hanno come fine ultimo la classificazione dei contenuti e degli utenti sulla base di stime e caratteristiche-tipo (la quantità di interazioni sociali, la regolarità con cui si accede o si “posta”, gli interessi, l’aderenza a un certo pensiero espresso da partiti politici, organizzazioni, brand eccetera).
I cambiamenti nelle interfacce dei social network (in particolare Facebook e LinkedIn) hanno mirato a dare il primato a un ordine di tipo cronologico e a una classificazione sulla base di una gran quantità di metadati con valore descrittivo e perfino predittivo quando si opera su grandi numeri. Le nuove interfacce perciò integrano la narrativa con i database. Mentre nei primi anni c'era una relativa libertà nella presentazione online, poiché il fine era l’autoespressione, le piattaforme hanno gradualmente perfezionato le loro interfacce e protocolli per muoversi in direzione dell’auto-promozione, facilitando non solo gli utenti, ma anche aziende e inserzionisti. Questo spostamento si riscontra per esempio nella recente introduzione della Timeline e nella revisione dell'interfaccia di LinkedIn.
Il formato di Timeline è organizzato come una biografia narrativa, una storia che racconta come la vita è stata fino ad oggi riordinando i dati caricati in precedenza.
“La narrazione che ne risulta è una costruzione a posteriori, un ordinamento retroattivo degli eventi della vita.
L'attività codificata di Facebook assomiglia all'esperienza analogica di una vera e propria scatola dei ricordi: le
persone mettono insieme le parti prese dai loro vecchi album fotografici, diari, raccolte online e blog in una semplice
presentazione del passato. A causa del formato cronologico, tutte le vite online contengono gli stessi ingredienti
chiave. Nella parte inferiore della linea temporale, sei invitato a pubblicare foto di quando eri bambino e, con il
passare del tempo, scorrono le pietre miliari standard: foto di famiglia, di classe, vecchi amici, gli anni del college,
foto del matrimonio, della luna di miele, gravidanze, prima foto del bambino, video in prima persona, vacanze e così
via.
Dal momento che pochi profili utente contenevano immagini o post dalla vita "pre-Facebook" (che è il 2004 al più
presto), l'interfaccia incita gli utenti a colmare le lacune e illustrarle con immagini. La memoria e le emozioni sono
esplicitamente parte dell'esperienza della Timeline di Facebook. […]
Il tuo profilo precedente diventa improvvisamente il centro di una rivista patinata, con te stesso come protagonista.
Questa consapevolezza implica una serie di decisioni che sono fortemente guidate dalle impostazioni predefinite
dell’interfaccia.”