Mass media e nuovi media
Il modello drammaturgico resiste in una certa misura nei media tradizionali come la radio e la televisione. Sappiamo per esempio che l’apparizione televisiva di un personaggio pubblico viene preparata in precedenza e l’ambiente allestito perché ogni cosa dia ai telespettatori un’immagine il più possibile coerente con il ruolo che egli ricopre. Come abbiamo detto, l’attore non solo mostra al pubblico quello che il pubblico si aspetta da lui, ma impersonandolo, lo diventa ai propri occhi.
Già in questo caso, tuttavia, occorre tenere in considerazione il fatto che “il pubblico non è propriamente «una massa», in quanto consiste di gruppi distinti. Ora ogni individuo, secondo l’espressione di Riesman, è molto più etero-diretto dall’in-group di cui fa parte e sul quale a sua volta agisce retroattivamente, di quanto non sia passivamente mosso da una massiccia forza di persuasione.” In altre parole la credibilità della rappresentazione televisiva dipende non solo dai meccanismi di mantenimento attuati dall’attore, ma anche in buona parte dall’opinione che il sotto-gruppo a cui lo spettatore appartiene si è precedentemente fatto dell’attore, delle continui in cui il singolo spettatore è immerso. Un chiaro esempio è l’intervento del politico: qui la performance dell’attore può essere massimamente preparata e controllata, eppure otterrà solo di rinforzare l’idea che di lui si è fatto lo spettatore favorevole, tutt’al più potrà ben disporre lo scettico. Il politico non ha strumenti per convincere quello spettatore che si trova all’interno di un gruppo, ad esempio un contesto famigliare, coeso e contrario per convinzione al suo ruolo. E di questi spettatori che lo giudicano sfavorevolmente, il politico non può vincere i pregiudizi, perché il mezzo televisivo mette l’attore nella posizione di doversi rivolgere a un pubblico invisibile e presumibilmente omogeneo, ma che nella realtà omogeneo non è.