non siamo bookblogger

Canale Instagram dedicato ai libri e alla lettura

Non siamo bookblogger è nato nel 2018 come uno spazio a metà tra il blog e il digital garden. Per un paio d’anni ha vissuto sul web grazie a molti giovani autori che hanno contribuito con le loro recensioni. Alla fine del 2020 ho deciso di chiudere il sito e la pagina Facebook, e mantenere invece il canale Instagram (che gestisco insieme a Valentina Nicoli) come una “sezione libri” di Typoes.

# social media

Per quanto riguarda Instagram, abbiamo deciso di collocarci all’interno di una cerchia di “bookstagrammer” e lettori forti molto attivi sui social. Abbiamo optato per uno stile sobrio e funzionale, sia dal dal punto di vista visivo che nei testi.

Il feed viene aggiornato due volte a settimana con immagini di copertine tutte grafiche, realizzate in Photoshop, con sfondi tendenzialmente monocromatici (che riprendono in parte la grafica del vecchio sito).

Le caption sono costituite da venti/trenta righe di focus su un elemento peculiare o particolarmente interessante che abbiamo riscontrato nella lettura del libro.

Gli hashtag solitamente sono specifici e fanno riferimento a un autore, a una corrente letteraria o a un evento.

Le stories sono la parte più personale e irriverente del piano social. Qui, insieme a una buona interazione con la community, abbiamo cercato di creare una dinamica di identificazione con l’uno l’altro dei due admin, accentuando il fatto che non siamo mai d’accordo nei nostri giudizi sui libri e invitando gli utenti a dire la propria.

Rimanendo aderenti al tono di voce di Typoes, abbiamo deciso di inserire anche molti riferimenti alla cultura pop, e in particolare ai meme e alle serie tv, che spesso “danno volto” al nostro rapporto coi libri.

 

# content

A Mountain View, California, ha luogo una protesta. Davanti al quartier generale di Google si è riunita una piccola folla, qualcuno sventola un cartello con scritto: “Google, per favore, risolvi il problema della morte”.
Alcuni l’hanno immaginata come un processo di upload della coscienza su memorie digitali, tipo Transendence, il film con Johnny Depp. Altri l’hanno immaginata come un insieme di innesti biotecnologici in piena estetica cyberpunk. Altri ancora, come Don DeLillo, l’hanno immaginata come un luogo fisico, grandi vasche dove i corpi vengono conservati fino a data da definire (ma i meno danarosi si accontentano delle teste).
E se fosse tutto vero? Se l’immortalità non fosse solo un sogno di mistici e romanzieri, ma una destinazione già ben visibile al di qua dell’orizzonte?
L’ha visitata il giornalista Mark O’Connell, portandosi dietro la curiosità e lo scetticismo di ognuno di noi. È tornato con un reportage dal titolo “Essere una macchina. Un viaggio attraverso cyborg, utopisti, hacker e futurologi per risolvere il modesto problema della morte”.

🤖 #markoconnell #essereunamacchina #cyborg #trasumanismo @adelphiedizioni

# web

Ma prima di approdare definitivamente su Instagram, Non siamo bookblogger era fatto così:

non siamo bookblogger stephane zuliani

Il sito è stato realizzato con CMS WordPress e Elementor Core. Era strutturato in due sezioni principali:

  • timeline, dove abbiamo pubblicato recensioni, interviste e altri articoli che riguardano i libri. La sezione era suddivisa in “passato”, “presente” e “futuro” a seconda del genere letterario e dei temi trattati. Alla base c’era l’idea di utilizzare i libri come mezzo per parlare di Storia, di contemporaneità o di futuro.
  • info lettori, la seconda sezione, raccoglieva dei pezzi scritti per lo scopo di informare i lettori sulle dinamiche dell’editoria e della distribuzione, e incoraggiarli verso scelte di acquisto sempre più consapevoli.

Ai contenuti del sito faceva anche riferimento una newsletter, realizzata con MailChimp.

# SEO

Per l’ottimizzazione del sito ho utilizzato Rank Math SEO e la Suite di Google. Mi sono concentrato principalmente sulla SEO on-site, con articoli piuttosto lunghi e approfondimenti intorno a temi molto specifici che riguardano il mondo del libro e i suoi risvolti contemporanei (l’acquisto etico, gli e-book ecc.). In questo modo sono riuscito a posizionarmi bene in SERP con articoli come Andrew O’Hagan: l’uomo che inventò Ronnie Pinnche trae spunto dalle mie ricerche per la tesi di laurea e racconta dell’interscambio tra tecniche della narrazione, produzione di identità e social media.