Ogni riferimento

Da tempo sentivo il desiderio di trovare uno spazio per i pezzi di non fiction che mi stanno più a cuore.

Negli ultimi mesi ho avuto molte occasioni per scrivere e riflettere su carta, anche per via delle dinamiche che si sono sviluppate nella mia città, Torino, dove ho sentito la tensione politica crescere sensibilmente di anno in anno. Proprio come la mia vita, anche gli essay contengono moltissima politica, e in termini più o meno espliciti, si muovono sul punto di contatto tra l’esperienza soggettiva e il piano del significato.

Allora era importante per me avere uno spazio (oltre al blog e a giardino punk) dove appoggiare i testi e farli dialogare insieme, un progetto in-progress che fosse aperto non solo allo svolgersi delle mie esperienze, ma anche alla curiosità e alle suggestioni di altre persone, chiunque ne abbia voglia.

Alla fine questo spazio è nato, si chiama Ogni riferimento ed è una raccolta di essay e altre storie vere, online su Wattpad.

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Prologo: Un paio di occhiali e un foglio bianco

Due premesse di metodo e una di merito.

L’essay è un genere marginale e quasi del tutto sconosciuto nell’orizzonte della scrittura in italiano. Per capire cos’è e che forma ha avuto prima d’ora, ho trovato essenziale guardare ad autori e soprattutto autrici del peso di Virginia Woolf, Francis Scott Fitzgerald, Joan Didion, bell hooks e altr3.

Paradossalmente, la svolta verso il racconto di realtà a cui si è assistito negli ultimi anni non ha portato con sé alcuna rivalutazione dell’essay, soprattutto in forma breve. Ci sono alcuni testi, usciti su rivista o in newlsetter, che si avvicinano molto a quello che intendo per essay (penso per esempio a Medusa di Not, curata da De Giuli e Porcelluzzi). Ho scelto di non guardare, se non tangenzialmente, a questi testi perché temo che il genere dell’essay possa troppo facilmente collassare su un formalismo tutto rivolto verso la struttura e l’efficacia comunicativa. Senza nulla togliere a questi testi, che sono letture ricchissime di spunti sia formali che di contenuto, la mia idea è di approcciarmi all’essay con un occhio alla sostenibilitàdel gesto.

Se la scrittura fa parte della vita quotidiana, una scrittura che mira sempre a costruire castelli finisce per esaurire il terreno a disposizione, insieme alle energie. Perlomeno vale per me, che non pratico la scrittura narrativa di professione e non ho una vita e un campo di esperienze così interessante da volerci dedicare straordinarie costruzioni (di cui in comunque non sarei capace). Scrivo per cercare e per fare domande, per fermare delle cose, e qualche volta anche per comunicare. Per andare avanti mi serve un foglio bianco, un po’ meno di performatività e un po’ più di leggerezza. Spero di non scivolare troppo nel formalismo, ma il rischio c’è sempre.

***

Veniamo alla questione degli occhiali.

Non credo che basti una storia a raccontare la realtà. Per dirla radicalmente, non credo che qualsiasi cosa possa mai bastare a raccontare la realtà, se non la realtà stessa in scala uno a uno. Quello che vorrei fare qui è diverso: raccontare alcune cose che fanno parte della realtà, inserendole nel contesto che più verosimilmente può produrle, e cioè il contesto che in questa realtà le ha prodotte. Non mi interessa la realtà in sé, né tanto meno la verità, ma è per amore di verosimiglianza che ho scelto di raccontare cose successe veramente, per poterle restituire con la maggior precisione possibile, tutta quella che io so metterci.

E allora la specifica è d’obbligo. Per raccontarla vera è necessario avere un paio di occhiali abbastanza pesanti e dalle lenti abbastanza deformate da non permetterti mai, neanche per un momento, di dimenticare che li hai sul naso. Quegli occhiali sono io, il mezzo per vedere e il filtro di tutto. Mi spiace, non credo che si possa farne a meno.

***

Nel merito, ho da dire un’ultima cosa.

In questi pezzi c’è politica e c’è sesso: discorsi sulla politica e sul sesso, corpi politici e corpi sessuali. C’è l’anarchismo; c’è gente trans* e queer; c’è Torino; ci sono sentimenti anche sgradevoli; c’è da non dare niente per scontato; c’è una fastidiosa tendenza a relativizzare le cose e attribuire a ognunə le proprie ragioni (perfino ai fascisti); c’è un materialismo vitalista in cui le cose inanimate agiscono proprio come me e te; ci sono un sacco di schwa, x, u eccetera.

Spero con tuttə me stessə che leggerai questi pezzi con la più assoluta libertà. Come per il sesso e per la politica, se non puoi rifiutarti non puoi neanche scegliere di partecipare.

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