* Journal su:

Benessere digitale

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  • Italian Linux Society

    Rileggendo la storia di una bicicletta di nome Oscar ho avuto una ralizzazione sui progressi che si fanno qualche volta a conoscere il mondo circostante.

    Circa un anno fa, quando è arrivato il mio computer ricondizionato e ho scoperto quel problema col suo kernel e Linux Mint (lo accenno nel post) la sensazione era di non avere nessuno a cui chiedere aiuto o consiglio, né qualcuno con cui potermi andare a lamentare senza dover spiegare perché è così importante per me usare Linux. Insomma, mi sentivo incompreso e sconsolato.

    Qualche giorno fa ho scoperto per caso un’organizzazione chiamata Italian Linux Society, con una sede a Torino (ILS Torino) e in diverse altre città. Queste persone tengono uno sportello una volta alla settimana nella casa di quartiere di San Salvario dove aiutano le persone volenterose ma non autonome a capire, a usare, e ovviamente anche a installare i sistemi Linux.

    Non mi sono ancora rivoltə allo sportello, perciò non posso dire molto, però in un certo senso questo porta alla massima potenza quello di cui parlavo alla fine di quello stesso articolo su Oscar, a proposito del ruolo della comunità (altrove direi della società civile) nell’aiutarci a scegliere e rendere sostenibili e orrizontali le tecnologie, proprio come diceva il già citato Ivan Illich e più di recente Carlo Milani.

    +1 Sogni nel cassetto: smartphone con Linux Ubuntu Touch.

    (Capisco i limiti, ma spero sempre che queste note, oltre che alla mia memoria, possano essere utili anche ad altre persone, quindi clicca i link, naviga, esci dal mio blog e vai a scoprire modi diversi di fare le cose. Bye!)


  • Software Autonomy

    Digital Justice paragona alcuni dispositivi come iPhone e Oculus a dei giardini cintati da mura. A parte il fatto che nessun giardino dovrebbe essere recintato, il problema sono i vincoli imposti all’uso delle tecnologie da parte delle aziende produttrici.

    In 60 secondi cos’è la Software Autonomy e perché è importante:


  • Non sei la tua Digital Persona

    Ciao Stefano, vorrei avere una presenza social molto più forte, il problema è che spesso mi mette a disagio pubblicare e perciò non riesco a essere motivatə e costante.

    Ti capisco. Se ci pensi, è perfettamente normale essere a disagio quando metti in pubblico i tuoi gusti, i tuoi interessi e anche i tuoi sentimenti davanti a una platea di centinaia di persone.

    Tieni presente però che tu non sei la tua digital persona e la tua digital persona non ti corrisponde. Come mi ha insegnato l’esperimento di Andrew O’Hagan, le identità virtuali tendono ad andare un po’ per la loro strada. L’identificazione è importante, e la sincerità fondamentale, ma sei un essere umano e il tuo profilo social, per quanta cura ci dedichi, non potrà mai comprendere tutte le sfaccettature e le contraddizioni che tieni insieme. E insomma forse va bene così…